Adolf de Meyer

Le origini del fotografo Adolf de Meyer (? 1868 – Los Angeles 1946) sono nebulose. Nato probabilmente da padre tedesco e madre scozzese, cresciuto in parte in Germania e trasferitosi sicuramente a Londra, lo si trova con certezza alla fine dell’Ottocento nella cerchia degli amici del Principe di Galles, il futuro Edoardo VII, costituita da molti ebrei di origine tedesca. Eccentrico, brillante, omosessuale, in questo ambiente stringe amicizie importanti con quelli che sono anche i soggetti dei suoi primi ritratti in stile pittorialista. A Londra conosce Olga Caracciolo, presunta figlia illegittima del Principe di Galles, cresciuta a Dieppe, in Normandia, in una villa isolata che Edoardo regala a sua madre, frequentata da artisti e pittori che ritraggono la giovanissima Olga. Dopo un brevissimo matrimonio col Principe Marino Brancaccio e un soggiorno parigino, Olga torna in Inghilterra e riprende i legami con possibili protettori. Il matrimonio tra lei e Adolf (1899) è la fondazione di una piccola impresa socio-artistica. È una coppia alla moda, che gode della protezione reale (al punto da essere invitata all’incoronazione di Edoardo VII e da ottenere un titolo nobiliare) e allo stesso tempo anticonvenzionale. Legati da una straordinaria complicità amplificata dall’incompatibilità delle loro tendenze sessuali, i De Meyer diventano il punto di riferimento di un ambiente colto, esuberante, e molto ricco. Organizzano concerti, feste, serate culturali. Olga è la protagonista di questi rituali che gestisce con raffinatezza, indossando abiti disegnati dal marito, lanciando tendenze, ispirando romanzi e dipinti.

Adolf de Meyer realizza molte fotografie in questi anni. Il suo stile e le sue frequentazioni ne fanno lo specchio di un gusto di chiara influenza simbolista, caratterizzate da un uso espressivo della luce e da principi compositivi sofisticati. Londra, capitale del pittorialismo europeo, accoglie la perizia tecnica e l’estetica del Barone, che dal 1903 inizia ad esporre al prestigioso Salon del Linked Ring. Il club londinese è il teatro dell’incontro con i fotografi americani della Foto-secessione: Alfred Stieglitz, Alvin Langdon Coburn, Edward Steichen. Accanto alle loro immagini, le fotografie del Barone trovano il loro contesto d’appartenenza, e De Meyer accede al gruppo pubblicando sulla rivista «Camera Work» ed esponendo nel 1907 e nel 1912 nella loro galleria newyorkese, la Little Galleries of the Photo-Secession detta 291.

L’attività artistica di Adolf de Meyer si intreccia alle capacità organizzative di sua moglie, che lo introduce nell’ambiente dei pittori, dei drammaturghi e degli attori non solo londinesi. Olga, legata, probabilmente anche da avventure amorose, a ricche aristocratiche che finanziano progetti artistici e teatrali, dà vita a una sorta di agenzia che mette in contatto impresari stranieri e teatri londinesi, con la quale contribuirà all’organizzazione delle prime stagioni dei Balletti Russi a Londra. Alla morte di Re Edoardo VII, di fronte alla restaurazione di costumi più convenzionali nell’aristocrazia inglese, i De Meyer iniziano a viaggiare e trovano una nuova corte di riferimento, quella che ruota intorno a Sergej Djagilev e che i due seguono nelle tournée europee, frequentano nei soggiorni veneziani, aiutano dal punto di vista logistico e organizzativo nelle tappe di alcune città in cui godono di amicizie prestigiose. Un intero mondo di marchese, principesse, impresari e danzatori sfila davanti alla macchina fotografica di Adolf de Meyer, che nel 1911 fotografa per la prima volta Vaslav Nižinskij. Lo riprende in Le Carnaval, Shéhérazade, Le pavillon d’armide, e Le spectre de la rose. Sono immagini scattate in interno, sapientemente illuminate, quasi tutte a figura intera e in dinamica. Nel 1912, nel pieno dello scandalo e del clamore causati dalla prima parigina, realizza le riprese de L’Après-midi d’un faune, il debutto coreografico di Nižinskij. Si tratta di un progetto artistico che differisce dal ritratto di danzatori, dalle foto di scena e dalle immagini promozionali, e che due anni dopo viene raccolto in un pregiato volume a tiratura limitata di cui gran parte delle copie andrà perduta nella traversata verso l’America, dove il barone si rifugia dallo scoppio della guerra. Lì firma uno dei più ricchi contratti mai proposti a un fotografo per «Vogue», pubblicando i ritratti delle icone del successo e dello stile europeo e anticipando la nascita della fotografia di moda. Pubblica inoltre su «Vanity Fair» delle rubriche dedicate a personaggi famosi. Alcuni anni dopo, tornato a Parigi, siglerà un accordo con «Harper’s Bazaar», per cui coordinerà la sezione fotografica e che lo acclamerà come il più grande fotografo di moda, consacrando una nuova figura capace di coniugare il professionismo commerciale con le istanze artistiche.

Intanto, nel 1922 aveva cambiato nome per segnare la sua rinascita spirituale al seguito di una serie di viaggi in Oriente insieme con sua moglie e alle indicazioni di un astrologo che i due, diventati Gayne e Mahrah e dediti all’uso di droghe, seguono.

Olga muore in Germania nel 1931. Adolf le sopravvive lungamente e tristemente, rifugiandosi di nuovo negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. Muore a Los Angeles nel 1946. [Samantha Marenzi]

 

Fonti e Bibl.: Charles Caffin, The De Meyer and Coburn exhibitions, «Camera Work», n. 27, july 1909; Charles Caffin, Exhibition of prints by Baron Ad. de Meyer, «Camera Work», n. 37, january 1912; Mary Fanton Roberts, Imagination and the camera, «The Craftsman», Volume XXVI, april-september 1914; Cecil Beaton, The glass of fashion, Doubleday, New York 1954; Jennifer Dunning, Richard Buckle e Ann Hutchinson Guest L’Après-midi d’un Faune – Vaslav Nijinsky 1912, Dance Books LTD, London 1983; Robert Brandau (edited by), De Meyer, Knopf, New York 1976; Alexandra Anderson-Spivy, Of Passions and Tenderness: Portraits of Olga by Baron de Meyer, Graystone Books, Marina del Rey 1992; A singular elegance. The photographs of Baron Adolph de Meyer, Chronicle Books, San Francisco 1994; Claudio Marra, Nelle ombre di un sogno. Storia e idee della fotografia di moda, Bruno Mondadori, Milano 2004; L’impronta del fauno. Una danza nascosta nelle fotografie di Adolf de Meyer, «Teatro e Storia», n. 35, 2014; Beth Saunders, More Than a Honeymoon: The Influence of Japan on Adolf de Meyer’s Photographs, The Met/Department of Photographs, 2018.