Espressione/Arti visive

 

Dans son atelier parisien, le sculpteur procède ainsi à des mises en scène des fragments et des études du Monument des Combattants. Assité d’un praticien, il les éclaire à l’aide de lampes à pétrole afin d’en faire ressortir l’expressivité dramatique. La lumière permet ainsi de mettre l’accent sur la gestualité de ses figures, à l’instar de certaines photographies de Steichen. [De bruit et de fureur: Bourdelle sculpteur et photographe, sous la direction de Chloë Théault, Le Passage, Musée Ingres à Montauban, Musée Bourdelle à Paris, 2016, p. 156]  

 * * *

Capitava infatti, soprattutto nel grande studio di Meudon popolato da statue finite e in lavorazione, e da copie o frammenti di sculture antiche, che il maestro mostrasse ad allievi e ospiti il suo rito di animazione dei marmi, simulando il modo in cui dovevano apparire agli uomini dell’antichità. Con una candela o una torcia a petrolio Rodin le illuminava una a una, facendole emergere dall’oscurità e lasciando che sulla loro superficie si agitassero le ombre proiettate dalla fiamma tremolante. Avvicinava la fonte di luce a questi corpi /fantasmi, ne svelava la tessitura, la materia, gli elementi più minuti, faceva danzare le ombre sulle loro forme cambiando i loro connotati e smuovendole dalla loro fissità, interrogandole e osservando le loro vibrazioni. La visione del marmo vivo coinvolto in questa danza suggestiva, e quindi l’intensificazione dell’espressività della figura grazie alla luce, trova nella fotografia un terreno di sperimentazione fertile e accorcia le distanze tra arte visiva e teatro. [Samantha Marenzi, Immagini di danza, Editoria & Spettacolo, Spoleto (PG), 2018, p. 301] 

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Non si può dire che sulla nave me la sia passata molto allegramente. Dodici giorni d’acqua vanno bene per un pesce e per un esploratore di professione, ma per gente di terra sono molti. Non ho imparato a parlare né in francese né in spagnolo, ma ho sviluppato l’espressività del viso, visto che mi esprimo con la mimica. [Lilja Jur’evna Brik, Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L’amore è il cuore di tutte le cose, a cura di Bengt Jangfeldt, traduzione di Serena Prina, Neri Pozza Editore, Vicenza 2005, p. 212]

 

Il gesto a ben definirlo non è se non se il movimento esteriore del corpo e del volto; una delle prime espressioni del sentimento, date all’uomo dalla natura. L’uomo ha sentito da che ha respirato; e i suoni della voce, i movimenti diversi del volto e del corpo, sono state le espressioni da che ha cominciato ad aver senso; essi furono la lingua primitiva dell’universo fino dai suoi primordi, e lo sono ancora di tutti gli uomini nella loro infanzia. Per parlare del gesto in una maniera utile alle arti è necessario considerarlo nei suoi punti di vista differenti; ma in qualunque maniera si riguardi, è indispensabile di vederlo sempre come espressione; questa è la sua funzione primitiva, ed è per quest’attributo stabilito dalle leggi della natura, ch’egli abbellisce quell’arte, a cui s’unisce per divenirne una parte principale, e darle così anima, forma, e vigore […] I gesti affettivi poi sono la pittura dell’anima; servono la natura allorquando vuole sviluppare se stessa, e si abbandonano totalmente alle impressioni, che da quella ricevono. Tali gesti sono appunto l’anima del discorso, e contengono tutte le attitudini del corpo, siccome ancora tutti i suoi movimenti. [Antonio Morrocchesi, Lezioni di declamazione e d’arte teatrale, Tipografia all’insegna di Dante, Firenze 1832, pp. 243-250]

 * * *

Tendiamo a proiettare vita e espressione sull’immagine arrestata e ad aggiungere in base alla nostra esperienza ciò che non è presente. Perciò il ritrattista che voglia compensare la mancanza di movimento deve innanzitutto mobilitare la nostra proiezione. Egli deve sfruttare le ambiguità della faccia immobilizzata in modo che le molteplicità delle possibili letture diano luogo alla parvenza di vita. La faccia immobile deve apparire come un punto nodale di molti possibili movimenti espressivi. Come mi ha detto una volta una fotografa professionista con un’esagerazione scusabile, lei ricerca l’espressione che implica tutte le altre. [Ernst H. Gombrich, La maschera e la faccia: la percezione della fisionomia nella vita e nell’arte, traduzione di Luca Fontana, in Arte, percezione e realtà, Einaudi, Torino 1978, p. 178]

 

Dans son atelier parisien, le sculpteur procède ainsi à des mises en scène des fragments et des études du Monument des Combattants. Assité d’un praticien, il les éclaire à l’aide de lampes à pétrole afin d’en faire ressortir l’expressivité dramatique. La lumière permet ainsi de mettre l’accent sur la gestualité de ses figures, à l’instar de certaines photographies de Steichen. [De bruit et de fureur: Bourdelle sculpteur et photographe, sous la direction de Chloë Théault, Le Passage, Musée Ingres à Montauban, Musée Bourdelle à Paris, 2016, p. 156]  

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Capitava infatti, soprattutto nel grande studio di Meudon popolato da statue finite e in lavorazione, e da copie o frammenti di sculture antiche, che il maestro mostrasse ad allievi e ospiti il suo rito di animazione dei marmi, simulando il modo in cui dovevano apparire agli uomini dell’antichità. Con una candela o una torcia a petrolio Rodin le illuminava una a una, facendole emergere dall’oscurità e lasciando che sulla loro superficie si agitassero le ombre proiettate dalla fiamma tremolante. Avvicinava la fonte di luce a questi corpi /fantasmi, ne svelava la tessitura, la materia, gli elementi più minuti, faceva danzare le ombre sulle loro forme cambiando i loro connotati e smuovendole dalla loro fissità, interrogandole e osservando le loro vibrazioni. La visione del marmo vivo coinvolto in questa danza suggestiva, e quindi l’intensificazione dell’espressività della figura grazie alla luce, trova nella fotografia un terreno di sperimentazione fertile e accorcia le distanze tra arte visiva e teatro. [Samantha Marenzi, Immagini di danza, Editoria & Spettacolo, Spoleto (PG), 2018, p. 301] 

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Non si può dire che sulla nave me la sia passata molto allegramente. Dodici giorni d’acqua vanno bene per un pesce e per un esploratore di professione, ma per gente di terra sono molti. Non ho imparato a parlare né in francese né in spagnolo, ma ho sviluppato l’espressività del viso, visto che mi esprimo con la mimica. [Lilja Jur’evna Brik, Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L’amore è il cuore di tutte le cose, a cura di Bengt Jangfeldt, traduzione di Serena Prina, Neri Pozza Editore, Vicenza 2005, p. 212]

 

Il gesto a ben definirlo non è se non se il movimento esteriore del corpo e del volto; una delle prime espressioni del sentimento, date all’uomo dalla natura. L’uomo ha sentito da che ha respirato; e i suoni della voce, i movimenti diversi del volto e del corpo, sono state le espressioni da che ha cominciato ad aver senso; essi furono la lingua primitiva dell’universo fino dai suoi primordi, e lo sono ancora di tutti gli uomini nella loro infanzia. Per parlare del gesto in una maniera utile alle arti è necessario considerarlo nei suoi punti di vista differenti; ma in qualunque maniera si riguardi, è indispensabile di vederlo sempre come espressione; questa è la sua funzione primitiva, ed è per quest’attributo stabilito dalle leggi della natura, ch’egli abbellisce quell’arte, a cui s’unisce per divenirne una parte principale, e darle così anima, forma, e vigore […] I gesti affettivi poi sono la pittura dell’anima; servono la natura allorquando vuole sviluppare se stessa, e si abbandonano totalmente alle impressioni, che da quella ricevono. Tali gesti sono appunto l’anima del discorso, e contengono tutte le attitudini del corpo, siccome ancora tutti i suoi movimenti. [Antonio Morrocchesi, Lezioni di declamazione e d’arte teatrale, Tipografia all’insegna di Dante, Firenze 1832, pp. 243-250]

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Tendiamo a proiettare vita e espressione sull’immagine arrestata e ad aggiungere in base alla nostra esperienza ciò che non è presente. Perciò il ritrattista che voglia compensare la mancanza di movimento deve innanzitutto mobilitare la nostra proiezione. Egli deve sfruttare le ambiguità della faccia immobilizzata in modo che le molteplicità delle possibili letture diano luogo alla parvenza di vita. La faccia immobile deve apparire come un punto nodale di molti possibili movimenti espressivi. Come mi ha detto una volta una fotografa professionista con un’esagerazione scusabile, lei ricerca l’espressione che implica tutte le altre. [Ernst H. Gombrich, La maschera e la faccia: la percezione della fisionomia nella vita e nell’arte, traduzione di Luca Fontana, in Arte, percezione e realtà, Einaudi, Torino 1978, p. 178]