Valeska Gert

Gertrud Valesca Somes (Berlino 1892 – Kampen, Isola di Sylt 1978), conosciuta come Valeska Gert, è stata una danzatrice, cabarettista, attrice e scrittrice tedesca. Nata in una famiglia borghese di ebrei berlinesi, si avvicina alla danza all’età di nove anni. Cresciuta da autodidatta, ben presto comincia a frequentare gli ambienti artistici, teatrali e cinematografici d’avanguardia.

Dopo aver seguito, l’anno prima, un corso di recitazione con Maria Moissi a Berlino, nel 1916 debutta nella danza in uno spettacolo coreografato da Rita Sacchetto, insieme alla ballerina Siddhi Riha. Nel 1920 approda allo Shall un Rauch, cabaret letterario nato da alcuni giovani attori del Deutsches Theater, tra i quali Max Reinhardt, Friedrich Kayssler, Martin Zichel e Christian Morgenstern, che avevano fondato il collettivo artistico Die Brille. Interpreta da solista personaggi marginali e di norma mal visti dall’ambiente borghese di cui lei stessa è figlia, come prostitute, matchmakers, reietti e depravati. In questi anni inventa e porta in scena la Grotesktanzpantomime, danza moderna grottesca contaminata con gli elementi della pantomima. Una combinazione di danza del suono, danza astratta, espressionista, moderna, surrealista, satirica e, appunto, grottesca: mezzi di espressione in dialogo per una nuova unità creativa, in cui all’arte coreografica si interseca una sferzante critica sociale e politica. Incisiva, provocatoria e senza compromessi, Gert grida senza emettere suoni, danza ritmi frenetici e scomposti, libera il corpo in espressioni sgraziate ed estreme.

A Berlino si esibisce nella Lanterna magica (Auch eine Revue) – il primo spettacolo di rivista interamente scritto e musicato da Friedrich Hollaender, che debuttò al Renaissance-Theater il 19 febbraio 1926 – e al cabaret Die Katakombe; poi in Francia, Inghilterra, Scandinavia, Austria, Ungheria, Svizzera, alla fine degli anni Venti, su invito del governo sovietico, a Mosca, Leningrado e Kiev. Incrocia, nel tempo, personalità di rilievo quali Sergej Ėjzenštejn, Vsevolod Mejerchol’d, Georg Pabst, Federico Fellini, Volker Schlöndorff, Bertolt Brecht, Jean Renoir e Tennessee Williams, con i quali intrattiene amicizie e scambi professionali. Come attrice lavora, tra gli altri, con Pabst ne La via senza gioia (Die freudlose Gasse, 1925), Il diario di una donna perduta (Tagebuch einer Verlorenen, 1929), L’opera da tre soldi (Die 3 Groschen-Oper, 1931), e con Fellini in Giulietta degli spiriti (1965).

Nel 1938, costretta dalla persecuzione antisemita, emigra a New York, dove riprende, con difficoltà, la sua carriera di attrice e danzatrice, e apre, nel frattempo, il Beggar Bar, dove prende a lavorare Julian Beck, Judith Malina e Jackson Pollock. Nel 1947 torna a Berlino e tre anni dopo apre il cabaret Hexenküche, in Paulsborner Str. 94.

Del suo percorso, da donna, artista e cittadina ebraica, Valeska Gert traccia un itinerario nell’autobiografia Ich bin eine Hexe. Kaleidoskop meines Lebens (Schneekluth Verlag GmbH, 1968), preceduta da altri tre testi autobiografici: Mein Weg, scritto nel 1930 e pubblicato nel 1931, Die Bettlerbar von New York, apparso a Berlino nel 1950, e Katze von Kampen, collage di testi dagli stessi materiali rielaborati in una nuova forma. Muore a Kampen, nell’Isola di Sylt, dopo aver aperto il cabaret Ziegenstall, che porta avanti fino ai suoi ultimi giorni. [Francesca Pietrisanti]

 

Fonti e Bibl.: Valeska Gert, Ich bin eine Hexe. Kaleidoskop meines Lebens, Schneekluth Verlag GmbH, Munich 1968; Anne Teresa de Keersmaeker, Valeska Gert, «The Drama Review», vol. 25, no. 3, autumn, 1981, pp. 55-66; Richard Drain (ed.), Twentieth-Century Theatre: A sourcebook, Routledge, London/New York 1995; Peter Jelavich, Berlin Cabaret, Harvard University Press, Cambridge 1996; Alexandra Kolb, ‘There was never anythin’ like this!!!’ Valeska Gert’s Performances in the Context of Weimar Culture, «The European Legacy», vol. 12, no. 3, 2007, pp. 293–309; Kate Elswit, Berlin…Your Dance Partner Is Death, «The Drama Review», vol. 53, no. 1, spring, 2009, pp. 73-92; Erika Huges, Art and illegality on the Weimar stage. The dances of Celly de Rheydt, Anita Berber and Valeska Gert, «Journal of European Studies», no. 39, 2009, pp. 320–335; Barbara Hales, Dancer in the Dark: Hypnosis, Trance-Dancing and Weimar’s Fear of the New Woman, «Monatshefte», vol. 102, no. 4, winter, 2010, pp. 534-549; Volker Schlöndorff, En souvenir de Valeska Gert (1892-1978), «Positif», no. 612, february, 2012, pp. 46-48; Judith Malina, A Memoir of Valeska Gert and the Beggar Bar, «PAJ: A Journal of Performance and Art», vol. 41, no. 3, september, 2019, pp. 1-16.

Sitografia: Kabarett.it. Le notti berlinesi ai tempi di Weimar (URL: http://www.kabarett.it/artisti-e-personaggi/valeska-gert/); Valeska Gert su IMDb (URL: https://www.imdb.com/name/nm0314960/); videoteca su Numeridanse.tv (URL: https://www.numeridanse.tv/en/dance-videotheque?type=author&id=56376&label=Gert%20Valeska&offset=0&limit=12&ressource=*&date=*&country=*&contributor=*&format=*&geo=*&sort=date&collection=).