Foulsham & Banfield

Gerlach

Maud Allan

Beulah Maud Allan Durrant, conosciuta come Maud Allan (Toronto 1873 Los Angeles 1956) è stata una danzatrice e coreografa. Nota per il suo “impressionistic mood settings”, ha ottenuto una notevole fama sia grazie alla sua arte che per le sue vicende personali.

Figlia di William Allan Durrant e Isabella Hutchison, Maud si trasferisce nei primissimi anni con la famiglia a San Francisco, dove comincia lo studio del pianoforte presso la San Francisco School of Music, per poi partire da sola nel 1895 per Berlino, dove sarebbe rimasta cinque anni. In Germania studia pianoforte e teoria della musica alla Hochschule für Musik e impartisce lezioni private di inglese e pianoforte per provvedere al proprio sostentamento, poiché viene a mancare l’appoggio economico dei genitori impegnati nel supportare le spese legali per il processo del fratello. Nel 1895, infatti suo fratello Theodore Durrant viene accusato dell’omicidio di due giovani donne, per essere poi giustiziato nel 1898. Per cancellare ogni forma di legame con lui, la danzatrice adotta il nome d’arte Maud Allan.
Alla fine degli anni trascorsi a Berlino abbandona l’idea di diventare una concertista per piano per scoprire una nuova passione, quella per la danza. Nella sua autobiografia descrive un momento particolare nel 1900 durante un viaggio in Italia, a Firenze. Allan racconta di come La Primavera di Botticelli le abbia ispirato per la prima volta il concetto di arte che da tempo stava cercando: l’arte come metodo di espressione di sentimenti e pensieri attraverso bellissimi movimenti, forme e suoni. Non avendo mai studiato danza (anzi detestava il balletto classico) dedica diversi anni alla ricerca e alla sperimentazione, osservando la natura e i suoi ritmi, studiando il mondo greco antico, leggendo molto e visitando musei di arte classica e rinascimentale, prendendo ispirazione dalle figure scolpite e dipinte per riproporne le pose nelle proprie performance. Con i suoi piedi nudi e quel senso del movimento ritmico apparentemente non vincolato, intima la liberazione dai vincoli sociali, fisici e sessuali della donna e proprio per questo verrà paragonata molto spesso a Isadora Duncan, tanto che sarà costretta più volte a doversi difendere dalle accuse di volerla emulare.


Debutta come danzatrice a Vienna presso il Theatre Hall of the Royal Conservatoire of Music nel 1903. La sua esibizione è divisa in due parti ed è accompagnata dalle sinfonie di Mendelssohn, Beethoven, Bach, Schumann, Chopin, Schubert e Rubinstein.
Durante tutta la sua carriera viaggia molto e si esibisce in tutto il mondo, Europa, Nord America, Sud America, Russia, Australia, Sud Africa, India. Ovunque viene sia elogiata che criticata e le controversie caratterizzano le sue tournée: a Budapest viene soprannominata la “naked dancer”, a Monaco, invece, un club di uomini facoltosi impegnati contro l’immoralità pubblica le impediscono di esibirsi.
A Berlino incontra Marcel Remy, erudito, compositore e critico musicale belga, dopo un concerto di Ferruccio Busoni, conosciuto nell’estate del 1901 a Weimar, dove diventa sua discepola, amica e poi amante.
L’incontro con Remy definisce una svolta nella sua vita, poiché è lui a comporre la musica per The Vision of Salomè (1906) la performance che la renderà celebre. Si ipotizzano connessioni con la Salomè di Oscar Wilde del 1981 e con l’opera di Strauss, eseguita per la prima volta nel 1905.

Nel 1908 e 1909 si trova a Londra e sono gli anni del trionfo, dove la sua carriera raggiunge un successo che poi non troverà più da nessuna altra parte. In quello stesso anno pubblica la sua autobiografia My Life and Dancing, dopo 250 serate al Palace Theatre, dove tutte le sue performance terminano con La Visione, dove Allan si muove indossando un drappo leggero con gioielli che le coprono le nudità, attirando sia critiche di positivo stupore che di totale sgomento.
Di fronte al corpo di una donna occidentale dalle movenze più o meno orientaleggianti, si alimentano diatribe intorno a costrutti ideologici della femminilità e dell’orientalismo. Come Salomè, Allan, da una parte colma le ansie riguardo al potere e alla sessualità della donna, sollevati dal movimento del suffragio e dall’incursione delle donne della classe media nella forza lavoro, dall’altra incarna le ansie per la minaccia dell’Altro razziale, elevando a protagonista il livello Orientale da sempre sottomesso alla dominazione imperiale Inglese.

Tra il 1911 e il 1912 Claude Debussy compone sotto sua richiesta Khamma, performance danzata messa in scena solo nel 1947. Nel 1915 prende parte al film muto The Rugmaker’s Daughter diretto da Oscar Apfel, esibendosi in tre delle sue danze.
È inoltre protagonista di un burrascoso scandalo nel 1918, quando il 29 gennaio esce a Londra  l’edizione del settimanale «Vigilante», dove il direttore e membro del Parlamento Noel Pemberton Billing, noto per le sue posizioni ultranazionaliste, antisemite e anticomuniste, presume l’esistenza di un libro nero compilato dal servizio di intelligence tedesco. Il libro dovrebbe contenere 47000 nomi, di donne e uomini che hanno commesso atti di dissolutezza e perversione, ricattabili, quindi possibili spie del nemico. Allan viene accusata di essere presente nella lista.
In seguito, a febbraio, viene annunciata la produzione teatrale di Jack Grein, che vuole mettere in scena la Salomè di Oscar Wilde ad aprile, con protagonista Allan. Il 16 febbraio esce un nuovo articolo su «Vigilante» intitolato Il Culto del Clitoride, nel quale viene affermato che chi partecipa e collabora a questa messa in scena sono membri di un gruppo di eminenti inglesi sessualmente perversi presenti nella lista dei 47000. Questo perché Billing è venuto a conoscenza della relazione clandestina tra Allan e Margot Asquith, moglie del primo ministro Herberth Asquith, anche loro accusati di essere spie; inoltre il deputato denuncia pubblicamente l’orientamento sessuale di Allan, sostenendo che la conoscenza della parola “clitoride” dimostra la sua depravazione morale.
Allan denuncia per diffamazione Billing e la questione, che suscita grande scalpore e infiamma l’opinione pubblica britannica, si discute in tribunale a maggio. Il processo si conclude con Billing assolto da tutte le accuse.

Nel 1916 la danzatrice fa un tour nel Nord America e si esibisce con The Maud Allan Symphony Orchestra diretta da Ernest Bloch. Nel 1928 apre a Londra una scuola di danza per bambini poveri. Durante la Seconda guerra mondiale guida un’ambulanza per la Croce Rossa e lavora in una fabbrica di aeromobili. Negli ultimi dieci anni della sua vita non torna più a ballare e si ritira con la segretaria e amante Verna Aldrich, nella West Wing, grande dimora nel Regent’s Park il cui affitto viene pagato da Margot Asquith. Muore in povertà a Los Angeles nel 1956, all’età di 83 anni. 

Le sfaccettature della sua personalità sono state fonte di ispirazione per artisti e scrittori che l’hanno usata come musa facendone un’icona del suo tempo. Ad esempio, lo scrittore David Herbert Lawrence si ispira a lei per le protagoniste in The last fire e Aaron’s Rod. Nella sua autobiografia sono pubblicate alcune delle sue foto più conosciute dei fotografi Ernest Sandau, Reginald Haines, Emil Otto Hoppè, Rudolph Duhrkoop e del noto studio fotografico Foulsham & Banfield che consegna alla memoria la sua celebre e sensuale immagine con il costume di scena della Visione, con cui verrà ricordata. Parte del materiale è reperibile presso The New York Public Library. [Barbara Berardi]

 

Fonti e Bibl.: Maud Allan, My life and dancing, Everett & Co, Londra 1908; Felix Cherniavsky, Maud Allan, Part I: The Years of Touring, 1873-1903, «Dance Chronicle- Studies in Dance and the Related Arts», vol. 6, 1982; Felix Cherniavsky, Maud Allan, Part II: First steps to a dance career, 1904-1907, «Dance Chronicle- Studies in Dance and the Related Arts», vol. 6, 1982; Felix Cherniavsky, Maud Allan, Part III: Two years of triumph, 1908-1909, «Dance Chronicle- Studies in Dance and the Related Arts», vol. 7, 1983; Felix Cherniavsky, Maud Allan, Part IV: The Years of Touring, 1910-1915, «Dance Chronicle- Studies in Dance and the Related Arts», vol. 8, 1984; Felix Cherniavsky, Maud Allan, Part V: The years of decline, 1915-1956, «Dance Chronicle- Studies in Dance and the Related Arts», vol. 9, 1985; Elizabeth Weigand, The Rugmaker’s daughter, Maud Allan’s 1995 silent film, «Dance Chronicle», vol. 9, 1 January 1985; Michael Kettle, Salome’s last veil: the libel case of the century, Hart-Davis MacGibbon, London 1977; Felix Cherniavsky, The Salome dancer: the life and times of Maud Allan, McClelland & Stewart, Toronto 1991; Amy Koritz, Dancing the Orient for England: Maud Allan’s “The Vision of Salome”, «Theatre journal», vol. 46, n. 46, 1994; L.E. Wright, D.H. Lawrence’s Allusions to Maud Allan, «Notes and queries», vol. 51, n. 2, 2004; Russell James, The Maud Allan affair, Remember When, Barnsley 2008; Claudia Gitelman, Barbara Palfy, On Stage Alone Soloists and the Modern Dance Canon, University Press of Florida, Gainesville 2012.