Lejaren à Hiller

Lejaren à Hiller, nato Jaren Hiller (Milwaukee 1880 – New York City 1969), è stato un artista eclettico, noto soprattutto per i suoi progetti fotografici di ambito commerciale, considerati pietre miliari dell’illustrazione fotografica americana.

Dal 1895 studia le arti grafiche come apprendista nell’American Lithograph Company, e dal 1900 pittura e illustrazione alla School of the Art Institute of Chicago. Nel 1905 muove i primi passi come illustratore pubblicitario. Due anni dopo, quando si trasferisce a New York, apre un proprio studio in cui lavora come illustratore per riviste popolari e decide di adottare il nome d’arte Lejaren à Hiller. Nel 1909 diventa membro della Society of Illustrators, mentre il suo interesse si orienta verso la fotografia, pur continuando a elaborare illustrazioni per riviste e iniziando a realizzare copertine per i pulp magazine. Nel 1913 stipula un contratto con la nota rivista «Cosmopolitan» e nello stesso anno viaggia in alcune città europee, dove cattura la vita dei locali notturni nei propri schizzi. La macchina fotografica diventa il mezzo principale delle sue creazioni e il suo lavoro in studio riscuote in breve tempo un notevole successo per la meticolosità con cui lavora sugli allestimenti e con i modelli: le commissioni si moltiplicano, spaziando dall’ambito pubblicitario all’illustrazione di racconti e di poesie (The rules of the game, di Stewart Edward White, 1910; Bypaths in Arcady, di Kendall Banning, 1915), dalla ripresa di ambienti mondani ai ritratti di celebrità. 

Molte sue fotografie datate fra il 1915 e il 1920 rappresentano nudi artistici e modelle spesso abbigliate con accessori esotici o vesti greche, elementi ricorrenti nell’immaginario della danza dell’epoca che costituisce un universo di riferimento per la raffigurazione artistica della figura umana. Le loro pose espressive, catturate da uno stile fortemente influenzato dalla tecnica pittorialista, che con i suoi tempi lunghi ne sfuma i contorni, inseriscono tali scatti in una dimensione performativa. Il rapporto di Hiller con la danza diventa esplicito nel 1923, con una serie di fotografie che immortalano Ted Shawn, pioniere della danza moderna, nella coreografia Death of Adonis, nella quale il corpo del danzatore si fa statuario e luminoso, distaccandosi da un fondo scuro. Lo stile di Hiller muta velocemente negli anni, e le sue composizioni diventano piccole narrazioni, dei tableaux vivants modellati da luci e ombre più nette e definite e da un massiccio ritocco pittorico. 

Nel 1924 viene nominato vicepresidente e direttore della fotografia della divisione commerciale newyorchese della Underwood & Underwood, azienda di produzione internazionale di stereoscopi e stereogrammi. Inoltre, negli anni Venti approda al cinema come co-regista insieme a Charles L. Gaskill per The Sleep of Cyma Roget (1920), e come scenografo e direttore della fotografia per Never-Told Tales of a Studio, una serie di quattro film prodotta dalla Triart Productions, che comprende: The Beggar Maid (1921), The Bashful Suitor (1921), The Young Painter (1922) e Hope (1922). Nei tableaux che Hiller realizza per i film, così come nel lavoro sui soggetti femminili, traspare un certo interesse verso l’orientalismo e l’occultismo. Tale inclinazione caratterizza un successivo progetto che avvia per la Dave & Geck, una delle maggiori ditte di prodotti chirurgici, che nel 1927 affida al fotografo la rappresentazione delle tappe fondamentali della storia della chirurgia. Hiller lavora al progetto fino al 1950, producendo 87 tableaux che compongono una prima raccolta del 1927, intitolata Sutures in Ancient Surgery, e un successivo volume nel 1944, Surgery Through the Ages. Anche in questi allestimenti pseudo-scientifici predomina la figura femminile, portatrice di una forte tensione erotica e la cui presenza, priva di coscienza o attraversata da movimenti spasmodici, pone gli intenti del progetto e la raffigurazione dell’ambiente scientifico sul confine del teatro e della danza.

Parallelamente a questa dimensione, Hiller continua a realizzare numerose copertine per i pulp magazine, soprattutto dal 1924 al 1939 per «Flynn’s Weekly». Negli anni successivi, durante il secondo conflitto mondiale, sostiene lo sforzo bellico con la creazione di poster e fotografie di propaganda, mentre dagli anni Cinquanta ai Sessanta lavora come fotografo nei club di musica jazz. Lejaren à Hiller muore a New York il 23 maggio 1969. 

Il suo archivio è diviso fra il Visual Studies Workshop e il George Eastman House International Museum of Photography and Film, entrambi a Rochester. [Simona Silvestri]

 

Fonti e Bibl.: Lejaren Hiller, with text by Paul Benton, John H. Hewlett, Surgery Through the Ages: A Pictorial Chronicle, Hasting House, New York 1944; Gene Thornton, When tableaux vivants flowered in the magazines, «New York Times», 2 March 1986, p. 29; Lynne Warren, Encyclopedia of Twentieth-Century Photography, vol. 3, Routledge, London 2005; Elspeth H. Brown, The Corporate Eye: Photography and the Rationalization of American Commercial Culture, 1884-1929, The John Hopkins University Press, London 2005; Robin Lenman, Angela Nicholson (edited by), The Oxford Companion to the Photograph, Oxford University Press, Oxford 2005; D. John Turner, Lejaren à̀ Hiller and the cinema, «Film History: An International Journal», vol. 19, n. 3, 2007, pp. 302-318; Kaveh Askari, Making Movies into Art: Picture Craft from the Magic Lantern to Early Hollywood, Bloomsbury Publishing, London 2014; Elspeth H. Brown, Rationalizing Consumption: Lejaren à Hiller and the Origins of American Advertising Photography, 1913-1924, in Cultures of Commerce: Representation and American Business Culture, 1877-1960, edited by Elspeth H. Brown, Catherine Gudis, Marina Moskowitz, Springer, Berlin 2016, pp. 75-90; Doug Manchee, Sutures and Spirits: The Photographic Illustrations of Lejaren à Hiller, RIT Press, Rochester 2018.

 

Sitografia: Voce, Hiller, Lejaren à (John Hiller; 1880–1969), American illustrator and photographer, di Patricia Johnston (URL: https://www.oxfordreference.com/view/10.1093/acref/9780198662716.001.0001/acref-9780198662716-e-706); Voce, Lejaren à Hiller, di Robert Hirsch (URL: http://www.luminous-lint.com/app/photographer/Lajaren_a__Hiller/A/); Voce, Lejaren A. Hiller (URL: https://lapetitemelancolie.net/tag/lejaren-a-hiller-sr/); Voce, LEJAREN HILLER (1880-1969) (URL: https://www.pulpartists.com/Hiller.html).